SCIVOLARE E’ UNA CULTURA – LA CALIFORNIA SIAMO NOI

MOSS LANDING

Sopralluogo tra Monterey e Santa Cruz. Da Termini – boh, quante fermate saranno? – comunque linea B verso Laurentina, scendi a Moss Landing 😉

CAP. 13

Nebbia.

– Sembra di stare a Ladispoli.
– Che c’entra con la nebbia?
Allora indicò i campi a destra e poi a sinistra. Le piante si perdevano da una parte fino alle colline dorate e dall’altra verso le dune che precedevano l’oceano, carciofi duri e spinosi che sembravano una punizione senza che si potesse mai raggiungere un cuore tenero, bolo di foglie da sputare sul perimetro del piatto.
– Questi barbari i carciofini sottolio che si mangiavano alla sezione del PCI di Campo Marzio se li sognano.
– A-ha – fece Andrea, indicandogli il cartello dove avrebbero dovuto svoltare proprio in tempo per evitare che Lorenzo precipitasse in una delle sue fiammate nostalgiche.

Urla intermittenti scendevano dalle montagne russe che correvano lungo la spiaggia. Questa terminava bruscamente in un promontorio roccioso coronato di cipressi deformi che segnava il punto di ritorno della teleferica che sorvolava tutto l’impianto. Le figurine appese sembravano tutte abbronzatissime e vestite di rosso. Avevano parcheggiato di fronte ad uno skate shop dove si erano fermati per fare un po’ di spese e il titolare gli aveva permesso di lasciare la macchina in uno dei suoi spazi. Col traffico della domenica una salvata, ma Lorenzo gli aveva anche lasciato 400 dollari per ruote burrose. Come tutti, conosceva l’Europa fatta di basi militari e a ben risalire qualche parente di origine italiana si trovava sempre. Col fatto che a casa si vendeva quasi esclusivamente online e che i negozi fisici erano piccoli locali che per sopravvivere puntavano soprattutto sull’abbigliamento, nessuno dei due era pronto ad affrontare lo shock di uno shop californiano. Si poteva scegliere, ci si poteva perdere.

– Quante tavole hai adesso?
– Adesso?

Tom Sorrideva da bambino impunito, con molti denti e una mascella meno quadrata di quello che ci si potesse aspettare in quella situazione. Si guardò attorno per aiutarsi a contare.

– Venti, venticinque.

Ma se pure non lo avesse saputo con precisione quante tavole da surf aveva, a chi importava? Era lì. Un ingegnere scende nel seminterrato, osserva la volta alla luce di una torcia e ti dice che la cantina sotto la casa è del 1300, databile forse anche a 50 anni prima. Dietro il muro poi, con qualche trucco, ti passa la via Francigena. Non c’era arroganza, non c’era presunzione. Erano così. Come Ricky, quello che aveva conosciuto in Riviera quando erano scesi dal monte a primavera. I capelli lunghi a tendine, grigi. Si poteva permettere di non lavorare e aveva fatto tutti i lavori possibili. Sono tipi che non concepiscono che i problemi possano semplicemente esistere. Se capitano, non sono problemi, perché problema è una parola, come il mito. È su questo che bisognerebbe lavorare, pensava Andrea, e intanto se ne stavano a bere birra, e il sole scendeva e sulla brace rosolavano le ultime salsicce, inconsapevoli e spensierate anche loro, con la loro positive attitude ad essere rosolate. Lo avevano visto, solo mezz’ora prima, di fronte ad un ragazzino con i capelli biondi – un altro, bruno si trovava ad un paio di metri di distanza, seduto su una bici – appoggiato ad una 88 coupé celeste pallido con la barre portapacchi che sgocciolavano ruggine sul mezzo tetto di vinile bianco e che non alzava mai lo sguardo e con una durezza sorprendente dalle labbra di Tom usciva un bisbiglio nel quale si distingueva solo respect, respect, respect. Andrea continuava a sfogliare un catalogo di parti di ricambio per gli small block. Era attraente come quello degli skate, le combinazioni erano assolutamente infinite e solo i prezzi sembravano dividere i bambini dagli adulti.

Tutto quello che gli piaceva fare – e gli piaceva fare cose in un certo senso molto californiane – riusciva a farlo anche a casa. A parte le auto, dov’erano le differenze? Avrebbe lavorato da Home Depot, accogliendo i clienti che infilavano il corridoio che gli competeva con un adoro i tuoi occhiali, lo sai che hai una sciarpa bellissima, e cose del genere. Alle 11 di solito era fuori. Durante la settimana e nei mesi non estivi con il mare a venti chilometri prima dell’una era in spiaggia e anche se non si riteneva autonomo per il kitesurf, faceva l’uno o l’altro, separatamente. Faceva volare gli aquiloni, oppure una nuotata e si era costruito un bodyboard comodo se c’era un po’ d’onda. A litorale affollato, da alta stagione, comprava un po’ di pizza e mortadella, una bottiglia di vino bianco frizzante e infilava tutto nella borsa termica dopo aver recuperato il ghiaccio che aveva nascosto dietro il ripiano del freezer dove si trovavano gli hamburger di soia e tutta l’altra roba biologica che aveva lasciato Lidia. Bussava con i piedi dalla sua amica alla quale teneva i cani e se ne stavano a chiacchierare nella piscina condominiale finché Andrea non se ne tornava a casa per lavorare a qualche tavola. E se aveva voglia di un po’ di freeride per le strade c’era l’imbarazzo della scelta sia in città che fuori.
Il vicino di Tom apparve nel vialetto con una teglia di alluminio. Mangiarono grossi tranci di tonno pescato la mattina e Lorenzo andò dentro a prendere il limoncello nel freezer.

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