I SALVATORI DEL CORRIERE PICCOLO – prima puntata

CORRIERE PICCOLO 01

  • Che mi aiuta?

Una donna col corpo duro e abbronzato correva – cercava di correre – sulla spiaggia. Anzi, non correva nemmeno male – a piccoli passettini, strategicamente inclinata in avanti e le braccia dritte lungo i fianchi – con tutto quel pendio di sughero sotto i piedi.

  • Mi scusi, ragazzo, con l’aquilone: che potrebbe aiutarmi a prenderla?

Il ragazzo, con l’aquilone, quello, se ne stava a riposarsi un attimo con l’ala allo zenith a un paio di metri dall’acqua, con le braccia conserte poggiate con disinvoltura sulla barra. Da dietro qualcuno gli urlò:

  • Daniele, guarda che ce l’ha con te.

Il ragazzo si voltò e fece una smorfia che sollevava il labbro superiore come per dire lo so che ce l’ha con me, lo so perfettamente, ma visto che tu hai già smontato perchè non l’aiuti tu? E quello allora – non gli andava che gli parlasse dietro – gli rispose con una smorfia come per dire che devo aiutare Valerio ad atterrare il kite.

  • Margòooooo! Margòooooo! Margoooottina!

La donna inseguiva una yorkshire con un fiocco rosa e la faccia da schiaffi. Aspettava che la padrona si avvicinasse, poi con un guizzo e lo snorkel attraversava il canale per risalire la scarpata come il vero outsider dell’Erzberg Rodeo, ruspando la sabbia e sparendo oltre lo striscione del traguardo.

  • Mi scusi, ragazzo con la muta nera, ma può aiutarmi?

Erano tutti con la muta nera. A parte qualche pioniere – grigio – e un paio di ragazze – inserti fucsia, ma sempre sul nero – le mute erano sempre nere in quel periodo dell’anno e donne e pionieri in quel momento non c’erano e comunque uscivano più a sud. Questa uniformità della massa di neoprene lo fece già sentire giustificato a continuare a farsi gli affari suoi, ma di rinforzo prese a scrutare un punto lontanissimo. Con la coda dell’occhio animale che percepisce i movimenti, vide un corpo duro e abbronzato fare uno scatto e poi cadere e poi rialzarsi e ricadere e rialzarsi e poi attraversare di nuovo la foce del canale che divideva la kitebeach dal resto della spiaggia. Aveva troppo l’aria di una trappola e concentrò lo sguardo con maggiore intensità, come se l’istinto – sempre animale – gli avesse comunicato che il tuo amico rompe una linea di qui a un minuto e AVRA’ BISOGNO DEL TUO AIUTO lì al largo, proprio mentre sta raggiungendo le petroliere all’ancora, proprio mentre sta doppiando la prima e ha preso al traverso la seconda, sì bisogna proprio farlo un giorno, cazzo…

  • Mi scusi, mi può aiutare?

un bel giorno side, 20 nodi laminari, il sole caldo nel cielo…

  • Ehi, yuhuuuuu!

in gruppo, tutti insieme…

  • Ohi, ragaaazzooo coool kaiiit!

per uno slalom – WHOOOAAAAAA – tra le petroliere all’ancora…

  • Per favore!

a vedere che ci stanno a fare se fanno feste tutti i giorni con i festoni appesi e il trenino con disco samba in coperta…

Il… cane? Sì, in effetti lo yorkshire sembrava un cane. Ma doveva sforzarsi per chiamarlo cane. Sotto i venti chili non ce la faceva mai. Come non ce la faceva a parlare con tutte quelle donne con le Hogan e le Paciotti 4US ai piedi. Questa le Hogan ce le aveva, lasciate sotto il sedile? Comunque.

Ma è giusto capitolare, no? Lei affondava le unghie di resina nella vecchia 3/5, una si staccò e rimase conficcata nel neoprene, forse per l’eternità. 

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